Le razze feline

Sacro di Birmania

Articolo inviato da Elena Del Monte.
Miramare "Allevamento gatto Sacro di Birmania" - Trieste

Sacro di BirmaniaIl gatto Sacro di Birmania, o Birmano, com’è conosciuto in tutti gli altri Paesi del Mondo, appartiene al gruppo di gatti dal cosiddetto “gene Himalyano”, come i Siamesi, i Balinesi, i Persiani Colourpoints ed alcuni tipi di Rag Doll.
Come gli altri ha il corpo chiaro e i “points”, ovvero orecchie- muso-zampe-coda, di colore più scuro.

Le origini

La leggenda delle origini di questa razza risale all’epoca in cui in Birmania, prima della venuta del Buddha, vivevano gli Khmer, un popolo molto religioso che venerava le sue divinità in splendidi templi. In uno di questi, dedicato a Tsun-Kian-Kse, dea che presiedeva alla reincarnazione delle anime, si ergeva una sua preziosissima statua d'oro massiccio dai grandi occhi in cui brillavano due splendidi zaffiri blu.
Il tempio era vigilato da monaci Kittahs che accudivano cento gatti, bianchi con gli occhi gialli. Il più vecchio e saggio dei sacerdoti era Mun-Ha e accanto a lui vi era sempre il gatto Sinh.

Un giorno il tempio fu invaso da predoni che lo saccheggiarono e che uccisero il Gran Sacerdote mentre, con a fianco il suo gatto bianco, stava in meditazione davanti alla statua della dea. Non appena Sinh vide il suo amato padrone steso al suolo, saltò sul corpo del maestro guardando intensamente la dea come a chiedere vendetta.
Allora avvenne una magica trasformazione: le zampe, il muso, le orecchie e la coda assunsero il colore scuro della terra, mentre il suo mantello divenne dorato come la statua della dea, e gli occhi divennero blu come gli zaffiri di lei . Solo i suoi piccoli piedi, che toccavano il corpo del sacerdote, divennero candidi in segno di purezza. Nello stesso momento anche gli altri cento gatti del tempio subirono la stessa trasformazione e la trasmisero alla loro discendenza.

Sacro di BirmaniaAl di là della leggenda, esistono molte diverse tesi sull’origine di questa splendida razza, ma nessuna davvero certa e, alla fine, quella meno romantica è forse la più probabile: sostiene che la razza sia imparentata con il Siamese, se pur probabilmente originaria della Birmania, e che sia stata selezionata da allevatori francesi negli anni venti, contemporaneamente al Persiano Colourpoint, da gatti Kmer, una razza in voga in Europa fino agli anni cinquanta. Certamente per ottenere tutte le attuali 40 varietà di colori è stato necessario, da parte degli allevatori, un attento e lungo lavoro di selezione, partendo da ibridazioni col Siamese e il Balinese.

In ogni caso, qualsiasi versione si voglia prendere per buona, alla fine della tragedia della seconda guerra mondiale, una sola coppia di Birmani risultava nel libro delle Origini francese e da quella coppia si è ricostituita la razza.

Il suo aspetto e gli standard

I canoni estetici di una razza sono espressi nello standard il cui scopo è quello di dare una descrizione dettagliata e quindi di permettere l'individuazione e i soggetti tipici. In negativo, consente di sanzionare i difetti più frequenti che possono comparire.
Lo standard però non deve descrivere un gatto impossibile e pur conciliando canoni estetici e mode del momento, non può ignorare le leggi della genetica.
Perciò, prima ancora di continuare la lettura, vi consiglio di avere ben chiaro cosa desiderate, se un meraviglioso, affettuosissimo Birmano da compagnia o un'altrettanto splendido esemplare da esposizione.
Entrambi saranno dei bellissimi gatti, entrambi vi daranno grande affetto, la differenza sta solo in standard estremamente rigidi: il Birmano è forse il gatto più difficile da allevare con canoni il più attinenti possibile agli standard ufficiali, e se non avete intenzione di frequentare le mostre o di allevare, vi consiglio di non dar loro troppa importanza.
Continuiamo, specificando che tutte le razze sono caratterizzate essenzialmente da tre punti:

  1. morfologia;
  2. tessitura e colore del mantello;
  3. colore e forma degli occhi.

Morfologia:
il Birmano è di taglia media ed ossatura robusta; un maschio adulto dovrebbe pesare non meno di 4-5 chili, una femmina non meno di 3-4. Insomma un gatto forte e ben piantato dalla corporatura lievemente allungata. La coda è uno degli elementi più significativi di questa razza: viene "portata" dritta a pennacchio, tesa deve raggiungere almeno le scapole. La testa deve avere fronte arrotondata, il mento in asse con il naso, il naso a forma romana e senza stop, le guance piene e non pinzate, le orecchie di medie dimensioni, arrotondate e non posizionate troppo sul vertice: la testa di un Siamese deve poter essere idealmente iscritta in un triangolo, quella di un Persiano in un cerchio, e quella del nostro Birmano né nell'uno né nell'altro, bensì in un cuore!

Mantello e pelo:
Sacro di Birmaniail mantello del Birmano è privo di sottopelo, non forma nodi ed ha una consistenza setosa, quindi non bisognoso di cure particolari, basterà una spazzolatura settimanale; la sua lunghezza è variabile ad assecondare le forme del corpo e si arricchisce di una folta gorgiera attorno al collo. Il colore del mantello è di una nuance di beige in armonia con i “points”, le parti più scure, ovvero muso-orecchie-zampe-coda, così come il colore delle mucose, naso e polpastrelli, che cambierà a seconda della varietà. Il pelo del muso dovrà formare il classico rombo: un allargamento della maschera a tutta la testa (rombo non più ben definito) è considerato un difetto.
Infine la colorazione dei points deve essere omogenea.

Occhi:
il colore, in tutte le nuances dell'azzurro, deve essere il più intenso e scuro possibile. La forma non deve essere né a mandorla, come nel Siamese, né rotonda, come nel Persiano, ma deve avere un giusto equilibrio fra le due e non devono essere troppo vicini.

Guantaggio:
questi i tre punti fondamentali per la caratterizzazione delle razze vale per tutti gli altri gatti… ma non per i Birmani!. A complicare lo standard, infatti, c'è il guantaggio. Caratteristica distintiva della razza, infatti, è l'avere due paia di guanti (i piedi) candidissimi e ben calzati, che contrastano con i colori delle zampe. Il guantaggio deve essere presente sia nelle zampe anteriori che in quelle posteriori e deve essere simmetrico davanti e dietro, meglio ancora se la simmetria coinvolge contemporaneamente tutti e quattro gli arti.
Sacro di BirmaniaI piedini devono essere di un bianco candido e senza macchie. Il bianco deve limitarsi alle dita e cioè non dovrebbe mai oltrepassare il metacarpo. Lo stesso discorso vale per gli arti posteriori anche se sono tollerati dei guanti leggermente più alti (l'ideale è che anteriori e posteriori siano simmetrici). Sulla parte volare dell'arto posteriore (faccia plantare) il bianco non deve ricoprire più di ½-3/4 del tallone e deve formare la tipica 'V' rovesciata.

Il Birmano è un gatto splendido e personalmente penso non si dovrebbe dar troppa importanza allo standard dei guanti, caratteristica che è contemporaneamente la più saliente ma anche quella più difficile da ottenere nella sua espressione ideale.
Su questa posizione si trovano da anni gli allevatori del Nord Europa, gli Scandinavi in particolare, e mi auguro venga recepita al più presto in campo internazionale.

I colori

Senza addentrarci troppo nella genetica, diciamo che possiamo avere 40 varietà diverse di Birmano, dal più Tradizionale Seal, dai “points” quasi neri, via via fino al Chocolate (marrone), al Blue (grigio ardesia), al Lilac (grigio/lilla), al Red (rosso), fino al Cream (crema).
Tutte queste varietà possono avere i “points” anche Tabby, (tigrati) ed anche Tortie e Tortie-Tabby (femmine che mescolano due colori di cui uno sarà sempre il rosso o il crema).

Infine, tutti i suddetti colori possono a loro volta avere una forma più cangiante, se portatori del gene “I”, e avremo così i più “luminosi” Smoke e Silver. Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti!

Il carattere

Per consolarci un po' da tante difficoltà dovute agli standard, per fortuna ci viene in soccorso il meraviglioso carattere del Birmano: è equilibrato, giocoso, dolce e gentile assolutamente privo di aggressività. Il Birmano è anche molto curioso, intraprendente e vivace, ma mai in maniera chiassosa o invadente. A meno che voi non siate il suo preferito…..infatti se i Birmani hanno un difetto, è proprio quello di affezionarsi in maniera profonda alle persone che vivono con loro e spesso, fra tutte le persone di casa, molto facilmente ci sarà un "prescelto", che sarà letteralmente assalito dalle loro affettuose attenzioni!.

Se questo discorso vale per tutti i gatti, per il Birmano è fondamentale: hanno così bisogno di attenzioni, di affetto e di socializzare da consigliare sempre i futuri “genitori umani”, se non possono essere spesso a casa, di prendere non uno, ma due Birmani! Naturalmente va benissimo anche un adorabile gatto comune o perfino un cane, il Birmano ha una grande adattabilità.

Per concludere, possiamo dire che il Birmano è l’ideale per tutti coloro che non desiderano un “gatto soprammobile” e neppure un gatto decisamente indipendente e “selvatico”, ma che desiderano invece dare e ricevere molto affetto.
Ne saranno ricambiati…alla grande!

Curiosità e consigli utili

Spazzolatura: il mantello semilungo, dotato del solo pelo setoso e privo di sottopelo, oltre a conferire al Birmano una particolare morbidezza (carezzare per credere!), fa sì che il pelo non tenda ad annodarsi e dunque il nostro micio non avrà bisogno di spazzolature quotidiane…anche se naturalmente le gradirà moltissimo. Se non avete troppo tempo da dedicare alla tolettatura, una buona spazzolata settimanale sarà sufficiente.

Nutrizione: dopo mamma gatta ed il suo latte, dovrete pensare voi alla nutrizione del vostro micio, non dimenticando mai che il gatto è animale carnivoro. Il Birmano è una razza su cui non pesa alcuna particolare morbilità, gatti forti, dunque, anche se selezionati come tutti i gatti di razza. Per mantenerli sani nutriteli dunque con attenzione: prima di tutto non viziateli, se il micio rifiuta un certo cibo, insistete e non dategliela vinta. Quindi, se non avete esperienza di gatti, non lanciatevi in “pappe” casalinghe e soprattutto evitate di dare al vostro micio quel che mangiate voi, i classici “avanzi”; piuttosto rivolgetevi ai cibi “commerciali”, purchè siano di ottima qualità!

Meglio dare ogni giorno al nostro micio un po’ di cibo “umido”, le classiche scatolette di pesce o carne, più appetibili e gradite, e un po’ di cibo “secco”, assolutamente indispensabile per la dentizione e per l’apporto di fibre ecc., cioè le crocchette che troverete di vari tipi e gusti, facendo attenzione che non manchi mai accanto a loro una ciotola di acqua fresca e pulita.

Curiosità: abbiamo detto che ormai da quasi tutte le Associazioni Feline sono riconosciute ben 40 diverse varietà di Birmani. E quindi avremo altrettante colorazioni anche nei cuccioli? No, alla nascita i cuccioli sono sempre tutti bianchi, e solo nei giorni e settimane successive, a seconda del colore più o meno scuro che il gattino ha ereditato dai genitori, si potranno vedere i “points” man mano evidenziarsi.

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