Malattie del gatto

FeLV: Leucemia virale felina

Articolo a cura del Dott. Daniele Barberini

Il virus della Leucemia felina (FeLV) appartiene alla fam. Retroviridae gen. Alpharetrovirus; è stato identificato per la prima volta nel 1964 in Scozia in gattili dove si era sviluppata una vera e propria epidemia di tumori.
Tale infezione è una delle principali cause di morte del gatto domestico, soprattutto quando è presente la coabitazione con più gatti (pensioni, allevamenti, gattili): circa il 33% delle morti causate da tumori è associata all'infezione da FeLV, mentre un numero ancora superiore di gatti FeLV positivi muore a seguito dell'immunosoppressione indotta dal virus.

La via di contagio più comune è rappresentata dal contatto con i liquidi organici infetti, in particolar modo la saliva, in seguito a morsi del combattimento, la pulizia reciproca, la condivisione del cibo e delle stesse ciotole per l'acqua. E' comunque possibile anche l'infezione attraverso l'assunzione del latte materno. Il virus è invece molto labile nell'ambiente esterno e viene inattivato dagli agenti atmosferici e dai comuni detergenti e disinfettanti.

Il virus, una volta penetrato nell'animale per via oronasale, replica inizialmente a livello delle tonsille per poi diffondersi al tessuto linfoide, al midollo osseo, alla mucosa intestinale e respiratoria e alle ghiandole salivari (questo processo avviene in 2-4 settimane e rappresenta la fase viremica dell'infezione).

A questo punto l'evoluzione dell'infezione da FeLV (con i diversi quadri clinici) dipenderà da diversi fattori: il ceppo virale, la dose infettante e la durata dell'esposizione, lo stato immunitario del soggetto e la sua età (la sensibilità all'infezione è infatti inversamente proporzionale all'età dell'animale).

Potremo quindi avere gatti con:

  1. Viremia persistente (circa il 33%) con manifestazione dei segni clinici delle patologie correlate all'infezione; tali soggetti di solito muoiono entro 3-5 anni dalla diagnosi inziale.
  2. Viremia transitoria (infezione latente) in cui il virus si localizza a livello del midollo osseo (senza dare sintomi) ma che può riattivarsi in seguito a determinati stimoli o a trattamenti farmacologici immunodepressivi; di solito in tali animali comunque l'infezione si estingue nell'arco di 3 anni.
  3. Diremia transitoria (estinzione del'infezione) in cui l'organismo è in grado di neutralizzare il virus con risoluzione dell'infezione in 4-6 settimane.

Da un punto di vista sintomatologico la prima fase viremica è spesso non osservata dai proprietari in quanto può essere presente solo una linfoadenopatia generalizzata più o meno grave.

Le patologie correlate all'infezione invece appaiono solo tardivamente (fino a 3 anni dall'infezione primaria) e possono determinare la comparsa di neoplasie linfoidi maligne (in circa il 25% dei gatti FeLV positivi), disordini mieloproliferativi, anemia arigenerativa, panleucopena e tutte quelle infezioni a carico degli apparati respiratorio, gastro-enterico e urinario in seguito alla caduta dell'immunità.

Un'altra lesione osservata frequentemente in gatti FeLV (ma anche FIV) positivi, sono le stomatiti ulcero-proliferative che spesso sono l'unico segno dell'infezione.

Per la diagnosi della FeLV sono disponibili dei test di laboratorio che permettono di evidenziare la presenza o meno dell'infezione.
Bisogna però ricordarsi che alcuni soggetti FeLV positivi possono divenire in seguito negativi a causa dell'eliminazione del virus da parte dell'organismo; quindi si consiglia sempre di eseguire 2 test a distanza di 6-8 settimane l'uno dall'altro per accertarsi dell'effettiva infezione cronica prima di prendere decisioni drastiche sulla salute del gatto.

Al momento attuale non esiste un protocollo terapeutico efficacie nei confronti di questa infezione in quanto la sintomatologia presente è dovuta dell'immunosoppressione e non ad un effetto diretto del virus.

Quindi è molto importante diagnosticare quanto più precocemente possibile eventuali infezioni secondarie ai vari apparati per poterle trattare specificatamente; è altresì importante in gatti FeLV positivi prevenire tali infezioni attraverso l'isolamento del soggetto infetto (soprattutto per evitare che contaggi altri gatti), fornendogli una buona nutrizione e delle condizioni igieniche ottimali, controllando la presenza di ectoparassiti o parassitosi gastro-enteriche e portandolo in visita dal medico veterinario curante ogni 6 mesi per poter così valutare precocemente alterazioni del suo stato di salute.

Importante è da parte del proprietario controllare l'eventuale comparsa di fauciti o stomatiti poichè, come già detto, sono spesso il primo segno di infezione e tenere sotto controllo il peso dell'animale.

Sono possibili anche delle terapie con immunomodulatori, che hanno il compito di mantenere sotto controllo la viremia e di ridurre quindi l'incidenza delle malattie correlate, o con farmaci antivirali che tendono a contenere l'infezione; per tali terapie però si consiglia di chiedere al proprio medico veterinario sul protocollo da lui attuato.

In ogni caso il trattamento più efficacie nei confronti di questa malattia mortale per il gatto è sicuramente la prevenzione: è infatti possibile vaccinare il gatto, per prevenire che questo si infetti, con i vaccini disponibili in commercio.

E' quindi consigliabile vaccinare tutti i gatti che sono considerati a rischio.

Prima del vaccino è però bene eseguire un test di controllo per valutare che il proprio animale non sia già infetto; il primo richiamo è dopo 21 giorni dalla prima vaccinazione mentre i successivi saranno annuali.

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