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Sterilizzazione della gatta

Articolo a cura del Dott. Daniele Barberini

Per sterilizzazione si intende l’asportazione chirurgica degli organi riproduttori femminili, quindi ovaie e utero, con conseguente impossibilità dell’animale a procreare e può essere eseguita una volta raggiunta la maturità sessuale da parte della gatta, quindi intorno ai 6-9 mesi ma sono possibili oscillazioni che vanno da 5 a 12 mesi a seconda della razza e delle condizioni ambientali in cui l’animale vive.

La gatta è un animale poliestrale stagionale il che vuol dire che durante il periodo riproduttivo (indicativamente in condizioni normali va da marzo a novembre) va ciclicamente in calore.
I motivi principali per cui tale chirurgia viene effettuata sono dovuti alla volontà dei proprietari di non avere problemi durante il calore della loro gatta: infatti durante tale periodo la gatta per richiamare l’attenzione dei maschi miagola insistentemente sia di giorno che di notte rendendo impossibile la vita ai proprietari e non solo. Inoltre tende ad andare in cerca dei maschi per accoppiarsi con il rischio di incorrere in investimenti stradali o in cani; in seguito all’accoppiamento, soprattutto se avvenuto con gatti randagi, c’è il rischio che possa contrarre malattie infettive molto gravi quali l’immunodeficienza felina (FIV) o la leucemia felina (Felv) che vengono trasmesse appunto attraverso il coito, i morsi, le ferite e la saliva e che portano a morte l’animale poiché sono responsabili di un annullamento delle difese immunitarie del gatto con conseguente facilità di insorgenza di infezioni ai vari organi.

Ci sono poi ragioni di natura sanitaria legate al controllo della popolazione felina nelle colonie riconosciute o nei casi in cui la gatta viva in case con il giardino e possa entrare in contatto con gatti maschi durante il periodo del calore determinando continue cucciolate spesso difficili da piazzare e che non fanno altro che alimentare il randagismo.

Ai motivi precedentemente esposti ci sono poi quelli di natura prettamente medica che interessano utero e ovaie quali:

  • evitare l’insorgenza di patologie a carico delle ovaie, come le cisti ovariche responsabili di alterata produzione di estrogeni e progesterone, di scolo vulvare ematico e di alopecia bilaterale;
  • le emorragie o gli ematomi ovarici secondari a traumi di varia natura;
  • le neoplasie ovariche responsabili sia di squilibri ormonali se determinano alterazioni nella secrezione degli ormoni sessuali sia di sintomi strettamente correlati alla disseminazione metastatica del tumore che avviene prevalentemente per esfoliazione a livello addominale con versamento imponente e interessamento secondario di vari organi vitali quali il fegato, i reni, l’intestino e il diaframma;
  • patologie che possono invece colpire l’utero come le infezioni (soprattutto in gatte anziane in cui la mucosa uterina è andata incontro svariate volte all’azione degli ormoni sessuali durante i vari calori);
  • le emorragie o le rotture dell’utero in seguito a traumatismi importanti;
  • i tumori uterini che risultano essere comunque meno frequenti e meno gravi di quelli ovarici.

Un’altra ragione per cui si consiglia la sterilizzazione è per ridurre la percentuale di sviluppare con il tempo tumori mammari (nella gatta sono quasi sempre di natura maligna con andamento aggressivo e che necessitano della rimozione dell’intera fila mammaria anche se il tumore interessa solo una ghiandola) poiché tali tumori sono in parte ormono-dipendenti: infatti se la chirurgia viene eseguita prima del manifestarsi del II° calore si riduce l’azione degli ormoni sessuali sui recettori presenti a livello del tessuto mammario.

Fattori negativi o di rischio associati alla sterilizzazione sono i rischi legati alla chirurgia (possibili emorragie per cedimento delle legature intorno ai vasi), i rischi anestesiologici legati ad allergie ai farmaci utilizzati o alle condizioni metaboliche del paziente (a tal proposito si consiglia sempre di eseguire degli esami del sangue pre-operatori), la tendenza degli animali ad ingrassare poiché si rallenta il loro metabolismo e si riduce la loro attività fisica (non sempre si manifesta soprattutto se l’animale è giovane e comunque è sufficiente modificare l’apporto quali/quantitativo dell’alimento da parte del veterinario curante).

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