Le razze canine

Bolognese

Articolo inviato da Federica Bonanno.
Allevamento di "Platino Iridio" Mercallo dei Sassi - (VA)

Le origini

BologneseTra le quattordici razze canine autoctone italiane, ben tre sono da compagnia: il Volpino Italiano, il Maltese e il Bolognese.
La denominazione di quest’ultimo deriva presumibilmente dalla città di Bologna dove si iniziò ad allevarlo.
Difficile (e improduttivo) stabilire la genesi della razza che è comunque molto remota perché risalirebbe ad alcuni secoli fa ed è riconducibile al comune ceppo dei Bichons che comprende anche il Maltese, il Bichon a poil frisé, il Tenerife e il Bichon Havanese.
Celebri tele di Tiziano, Carpaccio, Goya, Vatteau, Drouais, Durer e altri ritraggono cani somigliantissimi al Bolognese ma bisogna tener presente che a quell’epoca era possibile confonderlo con il Bichon a Poil Frisé, non essendo dissimili come oggi le caratteristiche delle due razze.
Per non dire che in questi quadri, anche se in qualche caso opera di “pittori animalisti”, il cane non era comunque il soggetto principale e quindi appare logico pensare che l’artista possa aver dato libero sfogo alla fantasia.

Il Bolognese non fu mai un cane diffusissimo al di fuori delle corti come quelle dei Gonzaga, dei Medici e degli Estensi.
Era il Volpino Italiano il cane più popolare presso i vari ceti sociali.
Nel Rinascimento il Bolognese fu considerato dono prestigioso da scambiarsi tra membri delle Case Reali.
Esaminando la storia più recente della razza, si può dire che a cavallo tra le due guerre essa mantenne una diffusione accettabile, almeno a livello qualitativo.
Poi l’oblìo e la totale estinzione avvenuta negli anni settanta.
Sconfortante il numero di soggetti iscritti ai Libri Genealogici in quel periodo: 15 nel 1975, 20 nel 1976, 13 nel 1977, 5 nel 1978 e 7 nel 1979.
So per certo che al di fuori dell’Italia il Bolognese fu sempre poco conosciuto e men che meno allevato.
Sporadici soggetti approdati in qualche nazione rimasero senza una discendenza significativa e spesso inframmischiata ad altre razze affini.

Nel 1979 decisi di intraprendere un lavoro di totale ricostruzione della razza effettuando mirati accoppiamenti sperimentali e iscrivendo come capostipiti LIR i soggetti più tipici.
Questo perché i pochi soggetti residui presenti in quegli anni e iscritti ai Libri Genealogici presentavano un impressionante grado di consanguineità in stridente contrasto con la loro eterogeneità e oltretutto si discostavano troppo dal tipo descritto dallo standard.
Tra le varie tare presenti in quei soggetti di genealogia inattendibile, la più grave era la depigmentazione.
Da subito ho creato più linee di sangue per poter disporre di quella variabilità genetica che è alla base di un corretto criterio di allevamento.
Nel 1984 la mia Lilly fu il primo Bolognese proclamato campione di bellezza dopo ben dodici anni di interregno!.
Il rinnovato interesse del pubblico ha favorito la diffusione del Bolognese anche all’estero.
Sono ben settantotto i soggetti di mio allevamento esportati in tutto il mondo e sono più di novecento i Bolognesi iscritti in questi anni ai Libri Genealogici con il mio affisso “di Platino Iridio”.
Attualmente sono 24 (il venticinquesimo è in attesa di proclamazione ufficiale) i Bolognesi di mio allevamento che hanno conseguito il titolo di campione di bellezza in Italia, Francia, Belgio, Lussemburgo, Olanda e Germania, Polonia e Repubblica Ceca.

Standard

Lo standard ufficiale recita che il Bolognese è un cane il cui tronco deve essere iscritto nel quadrato e quindi l’altezza misurata dal garrese a terra deve essere uguale alla lunghezza del tronco misurata dalla punta della spalla alla punta dell’ischio.
L’altezza dal garrese varia da cm 27 a 30 nei maschi (con tolleranza fino a cm 33) e da cm 25 a 28 nelle femmine (con tolleranza fino a cm 32).
La squalifica scatta per i maschi al di sotto di cm 25 e per le femmine al di sotto dei cm 22.
Recentemente sono comparsi soggetti che presentano un’altezza al garrese al di sotto della misura stabilita dallo standard; vengono spacciati per “Bolognesi Toy”, forma che non esiste in questa razza.

Il gene che determina questa grave tara di nanismo si accompagna invariabilmente a un mantello anche di corretta tessitura ma abnormemente corto e rado.
Il mantello del Bolognese è di color bianco-latte e piuttosto lungo, a boccoli sollevati su tutto il corpo.
Lo standard contiene un errore evidente di trascrizione quando accenna al pelo “a bioccoli”, definizione che si attaglia a un pelo diverso come ad esempio quello del Cane da Pastore Bergamasco.
Il Bolognese non perde mai il pelo perché non è soggetto a muta; avviene, una volta nella vita, un cambio del pelo tra i quattro e i sei mesi.
La femmina perde fisiologicamente il pelo dopo la gravidanza.
Come in tutte le razze la testa rappresenta un cardine del tipo.
Il Bolognese deve avere il cranio più lungo rispetto al muso (rapporto di tre a due) con conseguenti assi cranio-facciali paralleli, arcate zigomatiche salienti e orecchie inserite alte e ben scostate dai parietali, in modo da conferire alla testa un insieme di maggior larghezza.
Gli occhi sono ben distanziati, grandi, rotondeggianti e di color ocra-carico.
La coda, sempre ben guarnita di pelo, è piuttosto lunga e portata ricurva sul dorso.

Carattere

Il carattere è tipico del cane selezionato per la compagnia, gradevole, tranquillo, sereno ed equilibrato.
Attualmente il Bolognese è ben rappresentato quantitativamente ma talvolta lascia a desiderare la qualità.
I difetti più ricorrenti sono: il tipo della testa dove non sempre i rapporti cranio-muso sono conformi allo standard, la coda eccessivamente corta, la costruzione non corretta soprattutto per quanto riguarda le angolazioni del posteriore (angolo tibiometatarsico troppo aperto) che non consente una corretta andatura.
Ciò è grave perché, come è ben noto, a un brutto “disegno” esterno del posteriore corrisponde un disegno “interno” preoccupante, con acetabolo sfuggente, collo del femore corto e di non corretta inclinazione e infine testa del femore non ben rotondeggiante.
In questi casi una displasia dell’anca è sempre in agguato.



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