Le razze canine

Dobermann

Articolo inviato da Fabrizio Coppola.
Allevamento "del Conte Drago" - Roma

Le Origini

Il dobermann è una razza abbastanza recente, le sue origini risalgono verso la fine del “800. La creazione di questa razza si attribuisce ad un certo Karl Friedrich Luis Dobermann da cui la razza stessa prende il nome, tedesco di Apolda (una cittadina della Turingia), esattore delle tasse ed accalappiacani.
Dobermann era un appassionato cinofilo nonchè allevatore di Pinscher.

Frequentatore di mostre canine e mercati, dove venivano esposti animali selezionati per le loro qualità migliori come velocità, caccia, guardia. Egli sentì l'esigenza di selezionare una razza dove spiccassero alcune qualità, come il coraggio, la tempra e la duttilità, tali da fornirgli una sorta di affidabile "guardia del corpo" che lo accompagnasse nel lavoro.

Approfondimenti

Karl Friedrich Luis Dobermann (2.1.1834 - 9.6.1894) selezionò tra i propri Pinscher medi ( taglia presente nel 800) i più grandi e dal carattere più forte ed ottenne i primi esemplari della razza che poi diedero, con numerosi altri incroci (propabilmente il Pastore della Beauce/ Beauceron e il Manchester black and tan terrier), il capostipite dei dobermann.
Negli incroci delle varie razze che Luis Dobermann utilizzò, sfortunatamente non tenne alcun resoconto, si sà solo che da questi incroci nacque Bismarck (dal nome del cancelliere tedesco Otto Eduard Leopold von Bismarck meglio conosciuto come Ottone von Bismark, detto anche il cancelliere di ferro).

Bismarck era una femmina nera, con focature giallognole e sicuramente molto più grande dei pinscher di quei tempi, con una forte tempra proprio come lui aveva sempre desiderato. Il nome della cagna venne poi cambiato in Bisart perché ritenne poco rispettoso chiamare un cane come il Cancelliere di ferro.

La cagna venne accoppiata più volte dando a volte alla luce dei cuccioli con il mantello grigio (più tardi definito dobermann blu) che venivano chiamati con il nomignolo di mehlsäke, ossia sacchi di farina. In Turingia annualmente si teneva, durante il periodo “Pfingsten“ (Pentecoste), un mercatino dei cani che Luis Dobermann era solito frequentare. La sua selezione era rivolta più che alla forma estetica, alla ricerca di una tempra forte, di coraggio, duttilità ed una buona dose di aggressività. Questa selezione era dovuta ai lavori che Luis Dobermann svolgeva (esattore delle tasse per l’amministrazione comunale del suo paese, guardiano notturno, esecutore di sequestri giudiziari). Lavori piùttosto pericolosi, tanto da fargli sentire la necessità di protezione.

All’inizio utilizzò cani di tipo pinscher ma non sembrandogli abbastanza iniziò una serie di accoppiamenti. Luis Dobermann era molto orgoglioso del risultato raggiunto con Bismarck tando da far diventare, in breve tempo, i suoi cuccioli molto richiesti, e diventando famosi con il nome di pinscher dobermann, ovvero i pinscher di Dobermann; in seguito poi solo dobermann.

La razza dobermann venne ufficialmente riconosciuta nel 1898. La Classificazione F.C.I. (Fédération Cynologique Internationale) lo inserisce nel Gruppo 2 razze di utilità - cani di tipo pinscher, schnauzer......” Attualmente i colori ammessi per il Dobermann sono due: Nero focato e Marrone focato (Standard FCI n.143 del 19/02/1994), precedentemente veniva considerato nello standard anche il blu.

Il Carattere

Contrariamente a come viene spesso descritto il dobermann è un cane fondamentalmente pacifico e socievole. Molto affettuoso, attento, curioso ed anche molto coraggioso. Spesso vittima di leggende negative (come per esempio la crescita eccessiva del cervello con conseguente pazzia che deriverebbe dalla compressione dello stesso nella scatola cranica) che ne fanno una delle razze più discusse. Classificato come cane da difesa, ha una grande intelligenza ed un ottimo livello di addestrabilità. In allevamento si pone una particolare attenzione nella scelta caratteriale dei riproduttori ai quali si richiede un temperamento medio, un'aggressività media ed una soglia di reazione media, tanto per non perdere quelle qualità che lo rendono un affidabile compagno di vita.
Legatissimo alla famiglia nella quale vive, necessita di un costante contatto con il suo padrone. Dimostra grande delicatezza e attenzione verso i bambini. È un ottimo compagno di giochi, sempre allegro, molto paziente e tollerante. Naturalmente è indispensabile che i bambini vengano educati al rispetto dell'animale e che durante il gioco sia sempre presente un adulto.

Un dobermann in casa

Dopo che vi siete portati a casa il vostro piccolo amico, dovete cominciare ad “imporgli” quella serie di semplici regole disciplinari che lo renderanno rapidamente adatto a vivere con voi e presso di voi, inserendosi nelle vostre abitudini senza recare molestia ad alcuno. Avere in famiglia un dobermann maleducato o peggio mordace senza ragione rappresenta un disagio, sovente un pericolo, molte volte un danno.
Se la natura lo spinge a difendere il padrone o a quanto esso appartiene, voi dovete fare appello alla vostra intelligenza per fargli intendere in quali situazioni il suo intervento è indispensabile e richiesto, sempre subordinato all’intenzione ed eventuale comando del padrone. Il cane, insomma, deve essere un amico, una distrazione, un divertimento, e non una fonte di guai. Va quindi educato con pazienza, garbo e fermezza.

In casa, sin dai primissimi giorni, il cucciolo deve imparare il suo nome, deve correre alla chiamata deve apprendere il comando delle proibizioni. Pronunciate il suo nome ogni volta che lo invitate a consumare i suoi pasti o gli offrite un boccone prelibato, imparerà presto ad associare il suono di questa parola all’offerta di cibo e, in brevissimo tempo, correrà subito appena si sentirà chiamato con il suo nome. La proibizione deve essere espressa con un “no” secco e perentorio ad ogni azione non gradita, accompagnando il comando con un vostro intervento correttivo che dimostri al cucciolo quello che non deve fare ed in alternativa quello che vorreste lui facesse. Se, per esempio, sta per salire su di un divano che gli è vietato, nel momento stesso in cui mette in atto la sua intenzione, voi dovete intervenire con un “NO!” deciso, non dovete limitarvi alla sola proibizione che per lui al momento non ha alcun significato ma nello stesso momento dovete allontanarlo dal divano, portarlo sulla sua comoda cuccia o su di una poltrona a lui designata e qui con carezze e voce dal tono dolce lodarlo.

Quando s’impartisce un ordine bisogna farlo con freddezza e dalla nostra voce non deve trasparire alcun sentimento “ rabbia, rancore, dispiacere, tenerezza, compassione.” Ci si deve comportare esattamente come fareste con un bambino al quale, certamente, non vi limitereste ad imporre soltanto divieti ma fornireste anche dettagliati insegnamenti sul modo corretto di comportarsi. Come tutti i cuccioli anche il dobermann ama giocare, specialmente con il proprio padrone. Quando è cucciolo lo fa per istinto, per sviluppare le sue capacità sensoriali nonché per la necessità di affinare la sua abilità di cacciatore o di guardiano, per migliorare la rapidità e l’agilità dei suoi movimenti, quando diventa adulto continua per il piacere ed il divertimento che il gioco gli procura, esattamente come succede a noi esseri umani.

Il gioco è quindi uno svago psicologicamente utile, una ginnastica, uno sfogo a precise necessità dinamiche, un mezzo per sviluppare gradualmente alcune capacità innate. Non impedite al giovane dobermann di giocare, poiché gli si potrebbero creare traumi psichici, deficienze muscolari e scheletriche. Chiaramente ogni gioco dovrebbe essere moderato e la vostra partecipazione attiva non dovrebbe mai provocare nel cucciolo un grado di eccitazione che lo porti a superare i limiti della normalità e della sicurezza, oltre ai quali può incorrere non solo a danni fisici ma anche psichici. Come già accennato, particolarmente i bambini, quando partecipano attivamente ai giochi del cucciolo, lo eccitano, anche se involontariamente, in maniera tale da esasperarne le manifestazioni, il cane allora perde il senso della misura e gli atteggiamenti che ne derivano assomigliano più alla lotta che al gioco, diventando pericolosi sia per l’integrità fisica del cane che dei bambini stessi.

Oltre a quello dell’adattabilità, il dobermann ha spiccatissimo anche il senso della sopportazione, che però ha un suo limite, oltre al quale una reazione è naturale. E’ questo un discorso che vale soprattutto per i bambini i quali, si sa, tendono istintivamente a imporre agli altri la propria volontà; tentano con i genitori, con i compagni di gioco ed in genere ci riescono con il cane, che più degli altri ha spirito di tolleranza, spesso lo fanno oggetto di ogni birichinata. Pare che sopporti tutto, e allora inventano nuove “torture”, a volte cercano di imitare cose che hanno visto fare ai genitori, sia per quanto riguarda l’addestramento ed i comandi sia per le normali operazioni giornaliere come spazzolare, pulire le orecchie o tolettare, quindi è naturale che, oltre un certo limite il cane non si senta più disposto a tollerare simili rudezze e manifesti la sua ribellione.

Devono quindi essere i genitori a suggerire o meglio imporre ai bambini un giusto comportamento nei confronti del cane e provvedere in modo che essi non vadano oltre a quelle che possono essere considerate normali affettuose manifestazioni.



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