Malattie del cane

Rabbia

Articolo a cura del Dott. Daniele Barberini

La rabbia è una zoonosi (malattia che può essere trasmessa all’uomo) ed è dovuta ad un virus della fam. Rhabdoviridae gen. Rhabdovirus.
È un’infezione molto grave che porta nel 100% dei casi a morte l’animale e che anche nell’uomo, se non trattata prontamente, ha prognosi infausta.
Le più frequenti fonti di contagio nell’ambiente rurale sono i pipistrelli, i procioni, le moffette e le volpi, mentre nel habitat cittadino sono i cani o i gatti che in qualche modo si sono infettati con il virus della rabbia.

La via di trasmissione principale dell’infezione è attraverso la saliva (dove la concentrazione del virus è particolarmente alta) in seguito a morsi o graffi di animali infetti; il virus una volta penetrato nell’organismo replica all’inizio localmente per poi diffondersi soprattutto a livello delle strutture nervose, avendo un particolare tropismo per quest’ultime.
Un’altra via di contagio è attraverso l’ingestione di cadaveri di animali morti di rabbia (in quanto il virus resiste per molto più tempo rispetto all’ambiente esterno dove invece viene rapidamente inattivato dal calore e dalla luce) o per contatto con oggetti infettati con la saliva.
Quindi il contagio è prevalentemente legato ai morsi e sono più pericolosi quelli dati in zone anatomiche ricche di strutture nervose (viso e mani soprattutto).

Molto meno comune è il contagio per lambimento delle mucose (a meno che non sia ripetuto nel tempo) o per inalazione e/o ingestione del virus, o per trasmissione dalla cagna in gestazione ai cuccioli.

Una volta aver contratto l’infezione dopo un periodo di incubazione che varia dai 15 ai 60 giorni circa il cane inizia a liberare il virus con la saliva divenendo pericoloso per gli altri animali (uomo compreso); da un punto di vista sintomatologico possiamo avere due diverse evoluzioni cliniche che però si concludono entrambe con la morte l’animale in 2-10 giorni:

  • Rabbia furiosa
  • Rabbia paralitica

La rabbia furiosa esordisce con un semplice cambio di carattere da parte del cane che diviene irrequieto e iperattivo ma che poi intervallerà periodi di apatia a periodi di eccitazione.
A tale fase in cui le sue condizioni generali sono abbastanza normali segue ora una fase di intensa agitazione e di deperimento con difficoltà soprattutto nella masticazione e nell’assunzione di acqua; avremo quindi un atteggiamento “furioso” da parte dell’animale che attaccherà senza motivo tutto ciò che lo circonda a cui seguirà presto però una paralisi progressiva che evolverà, come già detto, con la morte del cane.

La rabbia paralitica o muta è invece così chiamata perché il primo sintomo che si manifestano è la paresi della mascella; questo determina alterazioni della voce, impossibilità a nutrirsi autonomamente e/o a mordere, estremo abbattimento e poi progressiva estensione della paralisi al resto del corpo con morte del cane in pochi giorni.

La diagnosi di tale malattia negli animali in vita è spesso molto difficile e aiuta molto l’anamnesi e l’osservazione dei cambi di comportamento o la presenza di sintomi specifici come la paralisi della mascella. Per avere però una diagnosi definitiva bisogna inviare al laboratorio materiale organico (tessuto cerebrale) prelevato dall’animale una volta deceduto.
Viste le difficoltà diagnostiche e la mancanza di una cura nei confronti della rabbia si capisce come la profilassi verso questa malattia sia l’unica soluzione.

Bisogna quindi evitare l’ingresso di animali da paesi in cui la rabbia non è ancora stata debellata a meno che non sia dimostrato che sono stati vaccinati e in buona salute dietro presentazione di certificati veterinari e bisogna attuare profilassi vaccinali anche negli animali selvaggi, in particolare le volpi, che sono i principali vettori della malattia.
I proprietari dei cani devono invece far vaccinare i loro animali e questo è possibile dalle 12 settimane di vita in poi con un'unica somministrazione e con successivi richiami annuali.
I vaccini utilizzati sono ottenuti a partire dal virus inattivato o da virus vivo.

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