Malattie del cane

Ehrlichiosi monocitica canina

Articolo a cura del Dott. Daniele Barberini

L’agente eziologico dell’ehrlichiosi è la rickettsia Erhrlichia Canis, un batterio Gram-negativo parassita obbligato dei monociti circolanti.
Tale infezione è trasmessa dalla zecca bruna del cane (Rhipicephalus sanguineus) che è sia il vettore sia il principale serbatoio di E. canis e che trasmette la malattia attraverso il pasto di sangue sull’ospite, che viene contaminato tramite le secrezioni salivari della zecca; il periodo di incubazione varia da 7 a 21 giorni.

Una volta infettato il cane può presentare 3 diverse fasi cliniche: acuta, subclinica e cronica, anche se molto spesso è difficile riuscire clinicamente a differenziarle.

La fase acuta è presente nelle aree enzootiche e dura circa 2-4 settimane; si presenta con segni clinici aspecifici quali apatia, letargia, ipertermia, perdita di peso, depressione, disturbi emorragici primari, linfoadenopatia reattiva e splenomegalia iperplastica nonché all’esame di laboratorio tromocitopenia per distruzione periferica delle piastrine (è il riscontro ematologico più presente) ed anemia (rigenerativa e non).
In tale fase clinica test diagnostici possono dare esito negativo poiché la reazione anticorpale necessita di 1-2 settimane per raggiungere livelli significativi.

La fase subclinica segue la fase acuta della malattia ed è asintomatica; la sua durata non può essere determinata poiché dipende dalle condizioni dello stato immunitario del soggetto colpito: infatti in seguito a stimoli stressanti o trattamenti immunodepressivi evolve nella fase cronica.

La fase cronica è caratterizzata da iperplasia linforeticolare, pancitopenia e iperglobulinemia; le manifestazioni cliniche sono spesso dovute da un’esuberante ma inefficace risposta immunologia del cane verso il batterio e sono: alterazioni della coagulazione con petecchie cutanee ed epistassi, dimagramento, pallore delle mucose, splenomegalia e linfoadenopatia reattiva generalizzata, alterazioni oculari (come uveite bilaterale, ifema, corioretinite, emorragie retiniche e glaucoma), edema degli arti, glomerulonefrite e deficit neurologici centrali.

La diagnosi di Ehrlichiosi canina si basa di solito sulla evidenziazione dei segni clinici presenti e sull’utilizzo di test diagnostici specifici, possibili da effettuare anche a livello ambulatoriale.

Per quanto riguarda la terapia per E. canis è necessario utilizzare la Doxiciclina per almeno 2-3 settimane e controllare poi il titolo anticorpale per verificare se tale trattamento e la sua durata sono stati sufficienti ad eliminare totalmente l’agente infettivo; bisogna però considerare che in alcuni casi (soprattutto nelle forme croniche) il titolo anticorpale può permanere elevato per alcuni mesi anche dopo un opportuno trattamento medico e che quindi per valutare l’efficacia della terapia si devono necessariamente valutare anche le condizioni cliniche del cane da parte del veterinario e non dei proprietari che spesso vista la rapida risoluzione delle manifestazioni cliniche interrompono troppo presto la terapia e favoriscono così la sua recidiva.
Oltre alla somministrazione della Doxiciclina nei casi più gravi si deve instaurare una fluidoterapia endovenosa come trattamento di sostegno e somministrare corticosteroidi in caso di disturbi immunomediati.

Bisogna comunque dire che la risposta da parte dell’animale alla terapia (se effettuata in maniera appropriata) è marcata e rapida ad eccezione delle forme croniche molto gravi in cui invece è spesso minima.
Molto importante è la prevenzione della malattia che si esegue attraverso l’utilizzo di prodotti contro le zecche e con controlli sierologici periodici, importanti soprattutto per scoprire i portatori asintomatici che rappresentano una forma di contagio permanente.

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